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ETI

Con il decreto legislativo 283/98 del settembre 1998 viene istituita una commissione straordinaria il cui compito è quello di individuare il ‘ramo di azienda’ relativo alle attività produttive, commerciali e distributive dei tabacchi e del sale da scorporare dalla AAMMS per farlo confluire nel costituito Ente Tabacchi Italiani (ETI).
Maurizio Basile, manager proveniente dal gruppo IRI, dei quattro membri che compongono la commissione è l’uomo di lunga e solida esperienza industriale (gli altri componenti sono due autorevoli dirigenti pubblici e un esperto avvocato del foro privato) cui viene affidato, quale coordinatore del progetto, il compito di disegnare il complesso percorso gestionale destinato a traghettare le attività del monopolio verso il mercato.
La commissione straordinaria, muovendosi con grande rapidità, riesce in soli quattro mesi a realizzare tutti gli atti propedeutici necessari alla nascita operativa dell’ETI e il 23 dicembre del 1998, con decreto del Ministro delle Finanze Visco e del Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, viene apportato all’Ente Tabacchi Italiani il ramo di azienda previsto dal decreto legislativo.
Con il primo gennaio 1999 si avvia concretamente l’attività del nuovo ente pubblico economico alla cui presidenza viene designato Maurizio Basile.
La prima parte dell’attività imprenditoriale dell’Ente è quella di dotarsi, mixando le professionalità provenienti dal personale dell’AMMSS con quelle progressivamente selezionate sul mercato, di una struttura manageriale adatta, sia in termini di esperienza che di condivisione di valori, a perseguire con determinazione l’obiettivo del risanamento del sistema ereditato per portarlo ad un assetto competitivamente solido. Andava in sostanza realizzato il difficile passaggio da una cultura pubblica, prevalentemente orientata a obiettivi di natura fiscale e sociale, a una cultura focalizzata sull’efficienza d’impresa.
Il piano di riassetto abbraccia, nell’arco di poco più di un triennio, sia la struttura operativa, sia quella distributiva, prevedendo:

  • la razionalizzazione delle manifatture attraverso la chiusura dei siti obsoleti ( dei 16 originari stabilimenti produttivi ne vengono chiusi 9, 7 per le sigarette e 2 per i sigari ), il ridisegno dei processi, il massiccio sviluppo di investimenti tecnologi/informatici
  • la razionalizzazione del portafoglio dei prodotti
  • lo sviluppo del presidio commerciale diretto sui punti vendita attraverso una rete di marketing e sales promotion
  • la razionalizzazione del sistema distributivo ( riduzione ed efficientamento operativo del numero dei magazzini di distribuzione e dei depositi fiscali)
  • lo sviluppo di procedure trasparenti di gestione degli ordini, di controllo degli stock e di consegna
  • lo sviluppo di sistemi informatici avanzati
  • la razionalizzazione del business della premanifattura ( riduzione dei siti e ridisegno dei processi )
  • la dismissione delle partecipazioni nei settori della ‘carta’ e dei ‘ filtri’
  • la dismissione del business ‘sale’

 

Questo percorso di trasformazione, che modificherà nel profondo assetti operativi, commerciali e tecnologici di tutto il vecchio sistema ereditato, avrà una prima tappa fondamentale con la trasformazione dell’Ente pubblico economico in società per azioni nel luglio 2002, per poi concludersi nel 2003 con la cessione agli operatori privati della neo società, oramai ristrutturata e gestionalmente solida.

Dalla conclusione della fase commissariale sino al momento della cessione al mercato l’operazione produrrà un incremento del valore dell’azienda compreso in un ‘range’ tra i 700 e gli 800 milioni di euro tale da consentire poi un prezzo di vendita pari a 2 miliardi e 400 milioni di euro.
Nel periodo verranno complessivamente erogati, a vario titolo, allo Stato ca. 4.8 miliardi di euro (avanzi di cassa della fase commissariale 1.1, assegnazione riserve 0.8, dividendi utili 0.2, spin-off immobili no-core 0.3, prezzo vendita 2.4).
Ancora oggi l’operazione ETI, conseguita nell’arco temporale di un solo quadriennio, dopo diversi tentativi tutti falliti nel corso del trentennio precedente, è considerata una delle migliori privatizzazioni mai realizzate in Italia.