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ATAC

Maurizio Basile assume la carica di amministratore delegato dell’ATAC nell’ottobre del 2010.
Nel luglio dello stesso anno, su sollecitazione del Governo, Basile aveva accettato la carica di capogabinetto del sindaco di Roma. La logica dell’incarico di capogabinetto si fondava sulle crescenti preoccupazioni che nel Governo aleggiavano sulle disastrate finanze dell’amministrazione capitolina e che avevano suggerito la scelta dell’inserimento in un ruolo strategico di governo della macchina comunale, di un uomo dall’ampia esperienza manageriale.
Da subito emerge come sotto il profilo dei conti economici i problemi maggiori provengano dall’ATAC, una delle grandi società comunali.
Per questo motivo il sindaco di Roma, dopo un’infruttuosa ricerca di un manager capace di guidare l’azienda dei trasporti pubblici capitolina verso il risanamento, chiede a Basile di assumersi l’onere di accettare oltre all’incarico di capogabinetto del comune anche quello di Amministratore delegato dell’ATAC.
Basile accetta il duplice incarico limitando però il suo impegno in ATAC a un periodo transitorio necessario a svolgere una ‘due diligence dell’azienda’ ed a varare le linee di un piano strategico in grado di disegnare un percorso di risanamento e rilancio, per poi lasciare il posto a un nuovo amministratore.
Nel dicembre del 2010, tuttavia, a due mesi dalla nomina di Amministratore delegato, Basile, resosi conto della gravità della situazione dell’ATAC decide di lasciare il ruolo di capogabinetto del sindaco per dedicarsi completamente all’azienda per il tempo necessario.
Nei mesi successivi, a fronte dei risultati emersi dalle analisi gestionali operate, Basile licenzia diversi dirigenti apicali e inserisce, con contratti a tempo determinato, cinque manager provenienti dal mercato (è la prima volta che accade nell’azienda comunale romana) e avvia il piano strategico/industriale per il rilancio della società.
L’ATAC ha una situazione finanziaria/amministrativa/operativa disastrosa resa ancor più complicata da un intreccio di interessi e relazioni tra sistema politico, sindacati e fornitori, scarsamente trasparenti e fortemente resistenti al cambiamento e all’immissione di logiche di mercato nella cultura aziendale.
Basile si trova in questo contesto a dover fronteggiare anche l’emergere di scandali relativi alla precedente gestione (parentopoli) nonché l’abnorme ‘debito manutentivo’ e il fabbisogno drammatico di nuovi necessari investimenti’, determinati dalle passate gestioni clientelari.
Basile coinvolge più volte il consiglio di amministrazione della società sui nodi gestionali emersi nel corso delle analisi e sulle azioni necessarie per ricostruire l’azienda su basi totalmente nuove e governate da corrette logiche puramente gestionali, ma la vischiosità del sistema di relazioni che per decenni ha governato l’ATAC rende il percorso di risanamento di difficile soluzione.
Basile, nell’aprile del 2011, a soli sei mesi dall’assunzione della carica di amministratore delegato, resosi conto dell’impossibilità di onorare il suo impegno sulla base dei necessari criteri di responsabilità e autonomia nelle scelte gestionali necessarie al risanamento, decide di dimettersi.
Nonostante il breve periodo trascorso alla guida della società Basile è riuscito a far emergere con chiarezza dopo anni di opacità e reticenze sulla gestione, la reale drammatica situazione economica/finanziaria/operativa in cui versa l’ATAC e a tracciare le linee di un nuovo piano industriale.
Come nel caso ANAS, anche in ATAC, Maurizio Basile quando ha constatato l’impossibilità di portare a termine il mandato ricevuto, ne ha preso atto decidendo con coerenza.