Il Sole 24 Ore

L’Antitrust approva Bat-Eti

Roma – British american tobacco può rilevare la proprietà del 100% dell’Eti ma a patto di non rinnovare il contratto di produzione con Philip Morris quando andrà a scadenza, il 31 dicembre 2005. È questa la decisione cui è arrivato ieri l’Antitrust dopo circa un mese e mezzo di istruttoria e con alcuni giorni di anticipo rispetto al termine ultimo, fissato per il 20 dicembre. Anche questa privatizzazione può andare dunque in porto, consentendo allo Stato di contabilizzare nel 2003 l’incasso per 2,3 miliardi di euro riducendo il rapporto deficit/Pil dello 0,25 per cento. Le condizioni imposte dall’autorità per la concorrenza appaiono meno stringenti rispetto a quanto emerso in via ufficiosa nelle scorse settime. La rinucia al contratto di produzione con Pm, da una parte, non dovrà decorrere da subito ma potrà avvenire tra due anni. E questo corrisponde a uno degli impegni che aveva assunto con l’Antitrust Bat, che è stata assistita dallo studio Allen&Overy. “Nel corso dell’istruttoria – spiega il comunicato dell’Antitrust – Bat si è impegnata, per sé e per le sue società controllate, a non rinnovare alla sua scadenza, il 31 dicembre 2005, il contratto di produzione per conto di Philip Morris”. Tale condizione è bastata a Tesauro e ne ha evitate altre relative all’altro contratto in essere con Pm, quello per la distribuzione. “L’Autorità ha ritenuto che tale condizione sia idonea e sufficiente – prosegue la nota – a far venire meno la posizione dominante collettiva sul mercato delle sigarette, in quanto viene così eliminato un elemento essenziale di ritorsione, in grado di disincentivare le due imprese leader dal farsi concorrenza. In questa prospettiva, l’Autorità ha altresì precisato che la circostanza che il contratto arrivi alla sua naturale scadenza risulta adeguata rispetto allo scopo di far venir meno la dominanza collettiva, un quanto le parti, anche nel prossimo biennio, dovranno tener conto della futura incapacità di azioni ritorsive determinata dall’esistenza di una data certa di scadenza del contratto, con conseguente venir meno dello stesso incentivo al rispetto dell’equilibrio tacito raggiunto”. L’altro paletto che sembrava ipotizzabile nei giorni scorsi, ma che è stato evitato, era la richiesta di vendere Etinera, la società di distribuzione. A tale proposito nel provvedimento dell’Antitrust si precisa che Bat – la quale tra l’altro durante le audizioni aveva affermato che il contratto di distribuzione con Pm “non è essenziale” visto che se questo venisse meno “potrebbero essere effettuate ristrutturazioni di Etinera volte alla riduzione dei costi” – si era impegnata “al fine di rafforzare la separazione tra Eti – tuttora presieduta da Maurizio Basile – ed Etinera sotto il profilo decisionale e gestionale a eliminare dal cda di Etinera i due attuali consiglieri che hanno un ruolo operativo in Eti”. Un impegno che però l’Antitrust ha definito “irrilevante”. Esso infatti “non risulta necessario alla luce delle valutazioni dell’impegno di Bat relativo al contratto di produzione che già da solo fa venire meno la stabilità dell’equilibrio collusivo”. In ogni caso, prosegue l’Antitrust, “tale impegno non sarebbe stato in grado di assicurare una gestione interamente separata di Etinera rispetto alle strategie dell’impresa controllante”.

R.R