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I tabaccai rilevano la Serti e puntano sulla riscossione delle tasse comunali

Roma – Ci si entra, da sempre, per comprare sigarette e accendini. E da qualche tempo per sbrigare pagamenti di ogni tipo: multe, bollette, cartelle esattoriali e pure la famigerata Imu. Ma ora il mondo delle tabaccherie italiane aggiunge un servizio in più, a monte nella filiera dei tributi: la riscossione. A vestire i panni dell’esattore, per conto dei Comuni, sarà la Fit, Federazione dei tabaccai, con i suoi 48mila aderenti la principale sigla di categoria. Che attraverso Arianna 2001, controllata al cento per cento, ha acquisito per una cifra vicina ai 14 milioni di euro la Serti, società attiva proprio nella raccolta delle imposte locali. «Da molti anni la nostra federazione è orientata all’offerta di servizi agli associati e di conseguenza ai cittadini – spiega il presidente, il 78enne Giovanni Risso – la nostra rete è un intermediario ideale tra amministrazioni e contribuenti». Più accessibile, per capillarità e orari, rispetto a uffici postali e banche. Così i tabaccai si sono ritagliati un ruolo di rilievo come sportelli di pagamento. Banca Itb, di cui la stessa Arianna 2001 è azionista insieme a Intesa Sanpaolo, Lottomatica e Equitalia, fornisce a oltre 17mila punti vendita un’infrastruttura finanziaria dedicata. E l’entrata della Federazione nel business della riscossione aggiunge un tassello in più. Oggi, nonostante le tante polemiche, nella raccolta delle imposte è ancora Equitalia a recitare la parte del leone. Uno dei principali concorrenti, Tributi Italia, cinque anni fa è finito in amministrazione controllata, con il presidente Giuseppe Saggese accusato di essersi intascato parte delle tasse recuperate per conto dei Comuni. Nel 2014 Serti ne ha acquisito il ramo dedicato ai tributi locali. Le concessioni, da 600 che erano sono scese a cinque, ma l’azienda è stata risanata e tutte le vertenze con i dipendenti chiuse. A giustificare i 14 milioni spesi dalla Fit, oltre a un capitale sociale rimpolpato a sette milioni di euro, sono soprattutto il software per la gestione della raccolta, valutato tra i due e i tre milioni, e la licenza a operare come agente di riscossione rilasciata dal ministero dell’Economia. Di fatto una startup, che ora andrà rimessa in moto. Il ruolo di amministratore delegato sarà affidato a Maurizio Basile, 66 anni, manager già protagonista a inizio anni 2000 della privatizzazione dell’Ente tabacchi italiano, venduto a British American Tobacco, passato poi da Ferrovie e Aeroporti di Roma, quindi reduce da una breve esperienza al vertice di Atac, la municipalizzata capitolina dei trasporti. L’idea è di riconquistare nei prossimi mesi almeno alcune delle concessioni che i Comuni hanno stralciato dopo il pasticcio giudiziario di Tributi Italia. Per poi presentarsi alle nuove gare che molte amministrazioni dovrebbero bandire a fine anno. Mettendo sul piatto la capillarità della rete dei tabaccai, attraverso Banca Itb. Il break even dovrebbe arrivare entro due anni, ma per capire gli ulteriori margini di crescita bisognerà aspettare il piano industriale vero e proprio. La bandierina piantata nella raccolta dei tributi, sono convinti alla Fit, servirà soprattutto a consolidare il ruolo delle tabaccherie come intermediari di pagamento. Un mercato in cui le altre società di riscossione, Equitalia in testa, non sono concorrenti, ma partner strategici.

Filippo Santelli