La Repubblica

Eti, lo scontro dietro la privatizzazione

Più volte rimandata, la privatizzazione dell’Eti, Ente tabacchi italiani, sembra in dirittura di arrivo. Secondo i piani dovrebbe essere completata entro l’estate. Salvo, naturalmente, che non subentri qualche altro ostacolo a bloccare ancora una dismissione che dovrebbe portare nelle casse pubbliche almeno 1,4 miliardi di euro. Qualche difficoltà, a fire il vero, si è già profilata all’orizzonte. Secondo voci ben informate la Bat, British American Tobacco (secondo gruppo al mondo dopo Philip Morris, con marchi come Pall Mall, Lucky Strike, Dunhill e Kent), uno dei candidati a rilevare l’Eti, avrebbe preso carta e penna e scritto una lettera di protesta all’advisor Goldman Sachs. Il motivo? La facoltà concessa, sul mandato del ministro Tremonti, ai cinque pretendenti di accordarsi in via preliminare con Pm, Philip Morris, il principale cliente di Eti, che per motivi di Antitrust non può partecipare all’acquisto ma può porre molti veti. La Bat avrebbe espresso delle remore su questa fase, che, a suo avviso, potrebbe influenzare l’esito della gara. Quale esito possa avere la lettera non si sa. Una cosa, però, è chiara. Il colosso angloamericano teme che questi accordi preliminari possano favorire i concorrenti. In particolare uno, Imprenditori associati, la cordata guidata da Luca di Montezemolo e Francesco Pio Borghetti. Imprenditori associati, sempre secondo i rumor, avrebbe già concordato con Pm, in caso di vittoria, l’impegno a garantire due diversi proprietari per Eti e Etinera, la società che gestisce la distribuzione, controllata da Eti al 100% e in vendita con l’Ente guidato da Maurizio Basile. Produzione e distribuzione distinte sono una pregiudiziale fondamentale per Pm, che vuole la sicurezza che le sigarette di sua produzione e quelle di altri siano distribuite in modo equo. Grazie a questi colloqui preliminari, Imprenditori Associati avrebbe spuntato la rinuncia da parte di Pm a esercitare il diritto di recesso dei due contratti che la legano all’Eti. Contratti che mostrano chiaramente il ruolo chiave di Pm: quello per la produzione assorbe il 40% della produzione annua di Eti, l’altro rappresenta il 62% dei ricavi della distribuzione. Tre anni di proroga più altri sei per la distribuzione e due o tre anni di proroga per la produzione: sarebbero gli altri due perni dell’accordo tra Pm e Imprenditori Associati. In cambio Pm avrebbe ottenuto la riduzione dei compensi a Etinera e l’acquisto delle due fabbriche dell’Eti. Un accordo molto simile avrebbe “stipulato” Aurelia, la cordata del costruttore Marcellino Gavio. Ma si fanno sempre più insistenti le voci di una possibile fusione tra le due cordate italiane. Tutto in alto mare, invece, per quanto riguarda un altro pretendente, Altadis – il gruppo frutto della fusione tra la francese Setta e la spagnola Tabacalera (produce le mitiche Gauloises), che corre insieme al fondo Equinox e alla Federazione italiana tabaccai – col quale però Pm si riserva di aprire, in caso di vittoria, trattative. Nulla si sa sul fronte Japan Tobacco, altro aspirante acquirente. Ma i più informati dicono che la recessione da parte di Pm scatterebbe senza esitazioni se a vincere la gara fosse la Bat. E questo spiegerebbe le proteste.

Paola Jadeluca